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Kris Kuksi e l’arte della decadenza

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Kris Kuksi e l'arte della decadenza

Nato a Springfield nel 1973, Kris Kuksi ha trascorso un’infanzia particolarmente solitaria. Il contesto famigliare poco sereno e l’inerte realtà delle campagne del Missouri, spinsero il giovane Kris a rifugiarsi in un mondo immaginario, fatto di scenari fantastici realizzati con i materiali e gli oggetti che aveva a disposizione (legno, pezzi di ferro, mattoni, lego, navi spaziali e castelli) e tanta, tanta fantasia.

ISPIRAZIONI ED INFLUENZE NELLE OPERE DI KUKSI

Nelle opere di Kuksi sono riconoscibili richiami a Bosch, Bruegel e Bernini, all’arte e all’architettura barocca, rococò e gotica, nonostante sia sempre presente anche un elemento più ludico, infantile.
Un mix tra paesaggi infernali, figure contorte ed edonismo in grado di generare nello spettatore un senso di infinita sorpresa e stupore nel trovarsi sempre di fronte ad un’opera del tutto nuova, scaturita da un dettaglio o da una figura passati, fino a quel momento, inosservati.
I temi delle sue opere sono molteplici, ma sono tutte legate al filo conduttore della decadenza e, forse, alla ribellione alla decadenza stessa. La morte è un qualcosa di inevitabile e di permeante: rappresenta il risultato della decadenza, della caducità, della fragilità. Ed è anche la scintilla di una fantasia potentissima, che è riuscita a superare persino l’isolamento del mondo rurale.

L’ARTE DI KUKSI

Le opere che hanno reso celebre l’arte di Kuksi sono dei diorami estremamente complessi e dettagliati, costruiti a partire da materiali misti selezionati ed acquistati personalmente dall’artista, come parti di legno o metallo, vecchi oggetti d’antiquariato, pezzi da modellismo, ingranaggi di macchinari o piccoli giocattoli.
Ogni singolo pezzo di Kuksi è un vero e proprio micromondo all’interno del quale lo spettatore si perde come se si trovasse all’interno di un film fantastico.
La sua arte nasce dai pezzi di scarto, da piccoli frammenti diversi provenienti da tutto il mondo rimodellati in equilibrate asimmetrie e trasformati in isole sospese, come a voler comunicare che anche l’uomo stesso farebbe meglio a “raccogliere i pezzi” delle proprie macerie per assemblarli in una nuova forma, attribuendo ad essa un nuovo e profondo significato.

Per saperne di più: www.kuksi.com

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