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In Sardegna, il mistero della tomba dei dodici mila

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C’è un luogo, in Sardegna, in cui la storia incontra la leggenda: è San Sperate, piccolo comune della provincia del Sud Sardegna, terra di natura, di fascino e di magia. Qui, sotto ad un cavalcavia, vi sono scavi – recintati – che si dice siano tombe antiche. Tombe enormi, leggendarie: pare che, al loro interno, fossero stati sepolti centinaia di corpi. Ma di chi? E perché?

C’è chi parla di una battaglia che fece migliaia di morti, chi di una devastante epidemia. I più fantasiosi raccontano addirittura della morte di guerrieri punici avvenuta proprio accanto a San Sperate, quando una campagna militare per la conquista della Sardegna segnò la fine per molti dei soldati comandati dai fratelli Asdrubale e Amilcare, figli di Magone. Di questa spedizione, però, vi sono solo confusionarie testimonianze: secondo gli storici, l’avanzata cartaginese fu fermata nel Campidano, prima che raggiungesse le montagne. Ciò che è certo, è che questa fu terra di grandi scontri: non molto lontano da qui, le truppe sardo-puniche furono sbaragliate nel corso d’un sanguinoso scontro che, come Tito Livio racconta, causò la morte di 12.000 uomini. Ma davvero i loro resti sono nascosti proprio qui, sotto il cavalcavia di San Sepolcro?

Negli anni Ottanta iniziarono i lavori per l’ampliamento della strada statale, e per la costruzione di due cavalcavia. È nel corso di quegli scavi, che le tombe furono rinvenute, coi loro corredi funerari e gli antichissimi scheletri. Furono trovate sepolture singole, senza un ordine planimetrico particolare e secondo la tradizione più semplice: si scavava una buca nel terreno, si adagiava il defunto rannicchiato su di un lato, e lo si ricopriva poi di terra. Insieme agli scheletri, vennero alla luce vasi e anche straordinari reperti come un antichissimo biberon. E poi tombe vere e proprie, e resti. Tantissimi resti. Il ritrovamento più spettacolare fu infatti quello di una tomba collettiva, con decine e decine di resti al suo interno. Duecento, o forse più. Che, sebbene non siano dodicimila e magari nulla c’entrano con le guerre puniche, sono bastati per alimentare la leggenda. E per regalare a quest’angolo di Sardegna un fascino unico, fatto di domande e di mistero.

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